Questa azienda, che tra non molto compirà i cento anni di storia, è passata attraverso trasformazioni epocali e drammatici avvenimenti (dai bombardamenti della seconda guerra mondiale al nefasto crollo delle torri gemelle, per citare due estremi), riuscendo sempre ad adeguarsi ai cambiamenti radicali di un quadro economico in continua evoluzione e di un processo di globalizzazione che impone ogni giorno sfide più complesse.
Non pochi sono stati, in tanti anni, coloro che hanno vissuto da protagonisti questa avventura, prodigando professionalità, talento e passione nel mestiere. I mezzi tecnici, le macchine, le tecnologie sono sensibilmente cambiati, stimolando l’azienda a uno sforzo di aggiornamento di impianti e procedure produttive.
Non è tuttavia cambiata la determinazione nel voler raggiungere certi obiettivi, la stessa che ebbe Amilcare Pizzi quando diede vita a questa impresa.
Giovane diplomato alla Scuola del Libro di Milano, Amilcare Pizzi acquistò nel 1914 la prima “pedalina” utilizzando le 2000 lire offertegli a titolo di ingaggio dal Milan FC, squadra in cui giocava con passione, e dando inizio, all’età di 23 anni, all’attività di stampatore.
Lo stabilimento di corso Roma, nel capoluogo, cominciò a lavorare per diversi editori milanesi e nazionali, e la nuova denominazione Pizzi&Pizio, assunta dall’azienda con l’ingresso nella società dell’amico tipografo Pietro Pizio, sarà un marchio che apparirà per molti anni sui principali manifesti pubblicitari e cinematografici stampati in Italia. L’attenzione per la qualità delle illustrazioni, la sperimentazione di nuove formule e l’investimento pioneristico in macchinari sempre più moderni (l’offset a 4 colori acquistata nel 1936 fu la prima installata in Italia!) fecero consolidare la fama dell’azienda, il cui successo non solo non si arrestò quando i due stabilimenti di corso Roma e via Panizza vennero danneggiati durante i bombardamenti del 1943, ma anzi crebbe nei decenni successivi, portando l’Amilcare Pizzi Spa, trasferitasi nel 1965 nel nuovo stabilimento di Cinisello Balsamo, a imporsi sul mercato internazionale.
Fiore all’occhiello di una produzione che riscuote riconoscimenti sempre più ampi è la monumentale riproduzione in fac-simile delle cento tavole del Codice Resta della Biblioteca Ambrosiana di Milano, realizzata per conto del Credito Italiano nel 1955.
Una menzione particolare merita, nella storia dell’impresa, la Silvana Editoriale d’Arte, costituita come casa editrice autonoma nel 1948, con cui viene avviata un’attività editoriale parallela e complementare a quella della stampa. La collezione di libri d’arte Silvana, un omaggio alla memoria dell’amatissima figlia di Amilcare scomparsa prematuramente, venne inaugurata con un volume su Giotto commentato da Carlo Carrà, cui seguiranno altri titoli dedicati ai grandi artisti italiani, come Masaccio, Tiepolo e il celebre volume su Mantegna, a oggi unica e preziosa testimonianza a colori degli affreschi della basilica degli Eremitani a Padova, bombardata pochi giorni dopo la campagna fotografica effettuata dallo stesso Amilcare.
Negli anni sessanta e settanta, guidata dal nipote Rodolfo, l’azienda si afferma come leader nel mondo della grafica, stampando per i più importanti editori del mondo – come Abrams e Knopf di New York, Thames and Hudson e Yale di Londra, Dumont in Germania e Planeta di Mosca –, per i più prestigiosi musei, dalla National Gallery di Londra al Paul Getty Museum di Los Angeles, e sviluppando l’editoria sponsorizzata, un settore di mercato di cui deterrà la leadership in Italia anche nei decenni successivi.
L’imprescindibile civiltà dei pixel portata dal nuovo millennio ha ormai garantito all’arte grafica velocità di esecuzione e opportunità tecniche prima impensabili: opportunità che l’odierna azienda ha saputo cogliere, per aggiungere alla qualità che le è sempre stata riconosciuta una rapidità esecutiva e una elasticità di programmazione.
Resta al centro dell’operare del gruppo Amilcare Pizzi il desiderio di realizzare, nei libri, qualcosa che possa avere una propria estetica, percepibile fisicamente nel piacere di sfogliare il prodotto finito.